Come progettare il verde
di Marco Marino
La società industriale ha generato il culto della natura perduta. Sta al paesaggista depurarne le componenti irrazionali, de-mitizzando la concezione della natura come un sistema del tutto autonomo, altro, rispetto all’operare dell’uomo e alla sua maggiore opera: la città. Nei problemi di progettazione del verde restano remore e difficoltà che discendono dalla contrapposizione tutta ideologica e non scientificamente dimostrabile tra natura e ambiente trasformato.
Come per esempio una natura incontaminata da mantenere e da difendere. Nessun paesaggio rurale è stato anche per un solo decennio immutabile. Difenderli da ogni intervento futuro, significa eliminare i processi che hanno determinato le condizioni visive, ambientali, strutturali a cui attribuiamo un valore. Una visione ristretta della natura e una concezione del verde e di parchi come “altro” rispetto alla città e all’ambiente quotidiano, sta spesso alla base dell’ideale di natura incontaminata. Oggi siamo a un bivio dello sviluppo sociale e culturale che rende non più operabile quest’antinomia. Quando si chiede più verde cosa è che si vuole? In alcuni casi questa richiesta esprime un bisogno ben diverso. Con questo non intendo dire che il bisogno di verde sia fittizio, ma solo che è condizionato dalla mancata riforma della città e dalla sua cattiva progettazione, e che urge una politica dei parchi e del verde meno dispersiva.Potrà apparire contraddittorio da una parte tenere distinti i vari livelli di questi bisogni e dall’altra voler evitare la dispersione e l’eccessiva diffusione sia del concetto di verde, sia delle attrezzature da definire “verde”. In realtà per rispondere a questi bisogni differenti non tutto lo spazio aperto va visto nella categoria del verde, non tutto sarà parco.L’oggetto della progettazione non sarà semplicemente il verde ma un materiale più complesso e variegato. Da una parte gli elementi naturali, gli alberi, il suolo come materiali diretti del progetto e il cielo, la luce, l’aria e l’acqua come materiali che saranno trasformati, ma con i quali il progetto dovrà stabilire relazioni. La progettazione deve basarsi sulla conoscenza della natura delle nostre percezioni, della nostra lettura dell’ambiente e dei comportamenti umani. La prospettiva, il senso della sequenza, il gioco dei materiali, il contrasto di scala, persino le illusioni ottiche non sono semplici tecniche ma veri e propri mezzi per comunicare significati culturali e per rispondere ai bisogni nella loro completezza