Vivere slow, al motto di “rallenta la corsa”
di Marco Bello
I ritmi frenetici sono ormai una costante delle società civilizzate. Economia e lavoro, fino addirittura ai rapporti interpersonali sono ormai scanditi dalla spasmodica rapidità, capace addirittura di condizionare, il più delle volte negativamente, la nostra quotidianità. Proprio su questi presupposti è stato celebrato a Londra il primo “festival della lentezza”. Obiettivo perseguito è la “filosofia del rallentamento”, secondo gli esperti obiettivo ancor più raggiungibile approfittando della forte recessione che sta vivendo il mondo attuale. Per decenni, il mondo è andato avanti secondo ritmi sempre più frenetici, fino ad arrivare al collasso. Ecco perché ora è il momento per provare a fermarci e recuperare il nostro tempo. La manifestazione – nome proprio “Slow Down” è nata da un’idea di Tessa Watt, ex produttrice della BBC, Deepa Patel, ex consulente di amministrazione ed Amanda Stone, ex programmatrice di software; tre persone, insomma, che prima non si sarebbero fermate nemmeno per un attimo ma che hanno ormai applicato la filosofia del rallentamento alle loro vite. Dopo questo passo, hanno quindi iniziato a diffondere il loro pensiero, con l’intento di far capire che più velocità non vuol dire affatto una vita migliore. Anche il consumismo, secondo gli addetti ai lavori, non è altro che una delle tante degenerazioni della rapidità a cui viaggia la nostra società.
Ora, invece, è il momento di arrestare questo vortice per riscoprire l’essenza della vita di ognuno di noi, per riassaporare ciò che abbiamo ormai completamente perso di vista. La manifestazione ha infatti promosso numerose attività, quali la lettura di poesia o la degustazione di cibi e vini fino ad arrivare a silenziose passeggiate nei boschi dei dintorni di Londra. Non è un caso poi che proprio questa città, tra le più caotiche del mondo, sia stata scelta per ospitare questo primo raduno. Grande successo ha poi riscosso la passeggiata collettiva, dove più di duecento londinesi hanno camminato lentamente insieme per le vie della città nelle ore di maggior caos; un’iniziativa divertente per i partecipanti e dotata di grande impatto sul resto della cittadinanza e dei media. Il festival ha anche avuto una forte inclinazione ambientalista, concetto base della lentezza, soprattutto degli spostamenti. Ecco allora che, per comunicare ai cittadini londinesi il rispetto per l’ambiente e coinvolgerli in un cambiamento degli stili di vita che migliori il quotidiano di tutti, sono state programmate attività, quali il giardinaggio urbano, un mercato Slow Food, tai chi, yoga e meditazione, arte pubblica, incontri teorici e convegni, tra i quali quello che ha riscosso maggiore interesse è stato lo “Slow Travel”, volto a sottolineare la necessità di spostamenti verdi, appunto per motivi ecologici ed anche economici. Anche le colazioni servite ad apertura di ogni giornata sono state “lente”, a base di tè e caffè senza additivi presso il ristorante Canteen, rinomato per la propria attenzione alla provenienza degli ingredienti e vincitore di numerosi premi e riconoscimenti. Non c’è che dire: anche se estrema nei suoi contenuti, questa manifestazione ha voluto porsi come momento di rottura nella nostra società, volendo indurre coloro che l’hanno seguita a meditare su ogni gesto compiuto quotidianamente e sui risvolti che essi hanno nella nostra vita. Chissà se non considerarla addirittura una nuova forma di civilizzazione della nostra società.