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E SOCIETA' / Anche i concorrenti dei reality sono lavoratori. |
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| Anche i concorrenti dei reality sono lavoratori. |
| di Marco Bello |
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| Tempi duri per le produzioni dei reality. Nessun problema di popolarità o di audience, ovvio, ma ben più gravi problemi sindacali potrebbero prospettarsi di qui a poco. Tutto parte dalla Francia, dove una Corte di giustizia parigina con una sentenza ha regolamentato la posizione dei concorrenti di un reality alla stregua di veri e propri lavoratori con contratto a tempo determinato, regolamentando il loro statuto di dipendenti della produzione televisiva. Il caso è nato da alcuni protagonisti del famoso reality francese “l’ile de la tentation”, dove alcune coppie di innamorati sono chiamati a metter a dura prova il loro rapporto per 12 giorni su un’isola deserta, insidiati da orde di avvenenti single di ambedue i sessi. La Corte francese ha sentenziato che indurre in tentazione implica concentrazione e sforzo e quindi, di per se, può considerarsi attività lavorativa. |
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| Importante poi è il successivo rilievo, secondo il quale sussisterebbe comunque un rapporto di subordinazione tra il datore di lavoro – e quindi la regia e la produzione – ed i partecipanti, in quanto tenuti a rispettare le direttive imposte dallo spettacolo. Insomma, una bella rivoluzione se consideriamo i risvolti che potrebbe avere anche nel nostro Paese. Infatti, in Italia sono attori e quindi lavoratori a tutti gli effetti coloro i quali sono chiamati a compiere la loro opera dovendo attenersi ad un copione anche scritto con ruoli ed una trama già stabiliti. Proprio questo diventa il punto più delicato della questione. Se davvero i reality fossero tutta una montatura, così come ha di fatto dimostrato l’avvocato francese per conto dei suoi assistiti, potrebbe davvero prospettarsi una bella grana per le loro organizzazioni. Ancor più significativo sarebbe poi il fatto che i concorrenti, oltre a godere di una più o meno lunga popolarità e dei benefici soprattutto economici da essa derivanti, vedrebbero addirittura riconosciuta loro la figura di veri e propri “lavoratori”, in barba a tutti i giovani laureati alla cerca di un posto di lavoro. Il che, comporterebbe probabilmente una ancora maggiore esasperazione del ruolo che essi incarnano agli occhi del pubblico. I reality, dunque, parodia del mondo reale, che vede però protagonisti tantissimi giovani comuni, chiamati a sostenere prove e selezioni estenuanti per aspirare ad un lavoro più o meno sicuro senza però ottenere in cambio alcuna popolarità o fama e senza, soprattutto, beneficiare del ritorno economico dei loro “colleghi” televisivi. Grande fratello e company sono dunque avvisati: non rendete tutto lo spettacolo una fiction, altrimenti potreste pagarne care ed amare conseguenze. |
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