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| DONNE
E SOCIETA' / Omicidio di Perugia: al via l’udienza preliminare |
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| Rose a gennaio |
| a cura di Serena Pisani |
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Essere madri a cinquant’anni
Hanno un anno e mezzo. Sono due splendidi bambini, vivaci e solari. La madre li guarda con un misto di orgoglio e di apprensione, con quella gioia che nasce dalla contemplazione dell’immenso miracolo della vita. Un quadretto familiare standard, se non fosse che la madre ha ampiamente superato i cinquant’anni.
Adele Dramis, 55 anni, neurofisiologa del Cardarelli, ha vinto la sua battaglia durata ben nove anni contro l’età e l’infertilità, e ha dato alla luce, nel febbraio del 2008, due gemelli, Vincenzo e Rosa. Una gestazione non facile, che ha portato al cesareo ed alla nascita prematura dei due bambini. Fabio Sirimaco, primario del reparto di ginecologia del Cardarelli, definì l’accaduto «un evento eccezionale, vista l’età della paziente e il parto gemellare», ed aggiunse «perciò tutte le donne che hanno oltre cinquant’anni e desiderano diventare madri, non devono crearsi false speranze, in casi come questo gli aborti sono molto frequenti. Insomma, niente facili ottimismi, ma casi come quelli di Adele ci danno grandi speranze» |
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| In realtà, anche se si tratta di casi limite, questi non sono però casi isolati. Solo in Italia negli ultimi anni annoveriamo il caso di Elide Accili, una donna pescarese di 58 anni, che ha dato alla luce tre gemelli. Allargando lo sguardo al mondo, ci troviamo di fronte a casi ancora più eccezionali, tanto che le protagoniste delle vicende si contendono il record di mamme più anziane del mondo. Già nel 2005 Adriana Ilesco, una donna rumena cha all’epoca aveva 66 anni, dette alla luce una bambina; abbiamo poi i più recenti casi della spagnola Carmela Bousada, nel 2006 mamma record a 67 anni, e l’indiana Rajo Devi, che ha dato corpo al suo sogno di maternità all’età (purtroppo non accertabile, data la mancanza di un certificato anagrafico) di 70 anni.
Nonostante i casi di madri ultracinquantenni rimangano comunque molto ridotti, l’innalzamento di casi di gravidanze tardive sono un fenomeno consolidato, ed anche i limiti a livello legislativo non rappresentano un ostacolo concreto. Nello specifico, in Italia, l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita e di fecondazione eterologa sono vietati alle donne in fasce d’età non più potenzialmente fertili, ma in altri paesi non ci sono questo tipo di divieti, quindi anche per le donne italiane esiste sempre la possibilità di rivolgersi all’estero.
La sperimentazione sfrenata, l’abbattimento dei limiti imposti dai ritmi naturali è senza dubbio motivo di orgoglio per la comunità scientifica e fonte di gioia per donne che credono sfumata per sempre la possibilità di poter vedere realizzato il loro desiderio di maternità, ma il fenomeno lascia numerosi interrogativi e problemi di ordine etico.
Bambini nati da una madre già anziana hanno maggiori probabilità di restare orfani in giovane età, e di crescere con l’apprensione per la salute dell’anziano genitore. Adele Dramis ha definito «Una madre di cinquant’anni una madre matura, che conosce a fondo la vita. Non è certo una mamma a metà servizio». Eppure nella gran parte dei casi si tratta di donne alla prima esperienza, che si trovano per la prima volta ad affrontare i problemi e le esigenze di un neonato.
Le ambizioni congiunte dell’egoistico desiderio di maternità di donne ultracinquantenni e di scienziati che desiderano avere il controllo di fenomeni naturali sembrano soddisfarsi al momento della nascita, che dovrebbe invece essere il punto d’inizio: nessuno sembra tener conto del futuro di queste giovani vite.
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