Arrivano i “FUJENTI”!
a cura di Rosario De Luise
La festività della Madonna dell’Arco: Religione o Religiosità popolare?
E’ domenica mattina. Sono le ore otto circa. L’aria è ancora fresca ma un timido sole di inizio primavera riscalda i dettagli dei palazzi, scontrandosi con il fogliame della vegetazione urbana. Tutto tranquillo, insomma. Soprattutto per quei giovani reduci da una notte brava in discoteca e ancora a letto per smaltirne la conseguente stanchezza. Ad un tratto in lontananza si ode una musica strana, fatta di squilli di trombe e rulli di tamburi, molto simile ad una marcia militare ma che niente ha a che fare con le fanfare della festa della Repubblica. Qualcuno si contorce nel letto disturbato, mettendosi il cuscino sopra la testa per cercare di attutire il trambusto di quella continua nenia; qualcun’altro manda invettive nel dormiveglia mentre altri, incuriositi, alzano la tapparella e si affacciano al balcone ancora in vestaglia, magari sorseggiando una tazza di espresso quasi a volersi godere quello spettacolo che sta per mostrarsi agli occhi di tutti.
Uno squillo di tromba lungo ferma ad un tratto la marcia della banda musicale. Schierati in fila quasi ordinata, uomini e donne di ogni età, compresi bambini, tutti vestiti di bianco con una fascia azzurra trasversale. Al centro, un portabandiera con lo stendardo su cui è impressa l’immagine della “Madonna dell’Arco” e la scritta “UCO”, che sta a significare “unione cattolica operaia”. Ad un certo punto tutto si sospende; c’è silenzio improvviso attorno e uno di loro, forse il capo gruppo, comincia ad intonare un canto incomprensibile ai “profani”. Qualcosa simile ad un lamento, quasi una cantilena, è cantata di fronte all’edicola sacra che si trova nel parco, al centro del nucleo abitato. Un’edicola che fino a qualche mese fa quasi sembrava invisibile e che stranamente, di questi tempi è adornata da fiori, bandierine tricolori e attenzioni da parte dei condomini.
La “cerimonia” si conclude con la fine del canto e tra gli applausi dei presenti il corteo continua il suo pellegrinaggio verso chissà quali altre mete, mentre la musica riattacca le sue note rumorose e gli uomini vestiti di bianco attendono sotto i balconi che la gente gli lanci monetine che raccoglieranno per finanziare la grande festa di lunedi in Albis che tra pochi giorni si svolgerà presso il santuario della Madonna dell’Arco. Queste manifestazioni fanno parte ormai da molti anni della tradizione popolare della nostra città. Infatti, già prima del periodo quaresimale, ogni anno, si riversano per le strade questi personaggi che noi chiamiamo “fujenti” ma che in realtà sarebbero detti “battenti”, cioè penitenti che, ottenendo una grazia o aspiranti di grazia, si riuniscono in associazioni per recarsi al santuario di Madonna dell’Arco, frazione del comune di Sant’Anastasia alle porte di Napoli. Il culto della Vergine dell’Arco è tra i più sentiti della Campania e l’omonimo santuario è il più visitato dopo quello di Pompei. E’ antichissimo; risale al XV secolo, quando la zona era poco meno di un borgo ai piedi del Vesuvio e i ragazzi si divertivano a giocare a bocce per passare il tempo. Uno di questi, battuto al gioco, in preda ad un raptus di vana follia, scaglia una boccia in direzione di un’edicola votiva dipinta sul muro di un antico acquedotto romano (da qui prende il nome di “arco”). L’immagine recava l’effigie della Vergine Maria, la quale, dopo essere stata colpita all’altezza della guancia, cominciò a grondare sangue. Il fatto fu subito dichiarato prodigioso, a tal punto che il giovane bestemmiatore fu processato per direttissima dalle autorità dell’epoca e impiccato ad un tiglio nelle vicinanze dell’edicola. Successivamente, la notizia si diffuse velocemente per tutta l’Italia meridionale, tant’è che fedeli accorsero da ogni parte per raggiungere il luogo del miracolo. Negli anni successivi, susseguirono altre attività prodigiose che qui non stiamo ad elencare e che rimandiamo all’approfondimento individuale. La Chiesa Cattolica ha quindi confermato la natura divina di tanti miracoli, affidando poi il santuario ai frati Domenicani che ne detengono ancora oggi la custodia. Ci avviciniamo quindi alla fatidica data del lunedi dell’angelo, ossia quella che per la Chiesa è la festa che succede alla Pasqua. A Napoli questo momento è molto sentito perchè corrisponde con la cosiddetta “pasquetta”, giornata dedicata alle gite fuori porta, in famiglia oppure con gli amici. Appuntamento quindi immancabile per divertirsi e stare in compagnia approfittando delle miti giornate di primavera ma che, in questo caso, è sentito e praticato diversamente dai Fujenti, i quali preferiscono passare questa giornata recandosi a piedi al santuario di Madonna dell’Arco piuttosto che seguire a ruota il costume della gente “comune”. Da un lato è molto bello tutto ciò, e cioè di vedere tante persone spinte dalla fede camminare a piedi quasi spesso nudi, sopportare la calura e la stanchezza pur di onorare la Madonna e chiedergli qualche grazia. Da un altro lato però, chi guarda con gli occhi del profano proprio non riesce a spiegarsi il perchè di tali manifestazioni che, molto spesso sfociano in atti di vera e propria isteria. Infatti, chi ha assistito almeno una volta all’arrivo dei Fujenti sotto l’altare maggiore, dov’è collocata l’immagine sacra, ha potuto constatare scene di persone striscianti, piangenti e urlanti; anche per questo il Comune mette a disposizione ogni anno un servizio di protezione civile e di autoambulanze per il pronto impiego in caso di necessità, materiale e sanitaria. Nell’ambito del complesso monastico vi è anche un centro studi sulla Religiosità Popolare, in quanto di religiosità popolare stiamo parlando e solo qui poteva nascere un istituzione simile. Infatti sia i sacerdoti che la Chiesa stessa ci mettono in guardia da tali manifestazioni di isteria e quasi pagane, cercando appunto di farci capire dov’è che finisce la Religione e dove inizia invece la Religiosità popolare. Nessuno vieta ai Fujenti di riunirsi in associazione, raccogliere fondi e organizzare questi eventi perchè essi sono comunque la manifestazione di una fede che affonda le sue radici nella storia della città, di Napoli, dell’area vesuviana e della Campania stessa. Però non dimentichiamoci che la vera fede è fatta di piccole opere di bene, quotidiane e soprattutto nel segreto del proprio cuore. Tutto questo è predicato dai sacerdoti e dagli stessi monaci del santuario, i quali cercano di far capire tutto questo ai membri delle associazioni operaie guidandole verso una più corretta visione della loro pittoresca espressione di affetto nei confronti della Madonna. Chiarita questa cosa adesso concentriamoci sull’altro fattore che riguarda l’impatto che tali manifestazioni hanno sulla società. Le urla dei Fujenti sotto il balcone, in attesa che qualcuno gli getti qualche spicciolo può dare fastidio a chi giustamente ha voglia di riposare a quell’ora. Ma tutti noi sappiamo che il cuore dei napoletani è tanto grande quanto nobile per cui, alla fine un sorriso sulle labbra viene un pò a tutti e finiamo quasi sempre per perdonare e chissà, anche di svegliarsi un pò prima, sorseggiare un caffè e lanciare il nostro contributo in denaro a queste persone che, potrebbero fare tutt’altro ma che hanno scelto un modo ruspante quanto faticoso di vivere la propria fede cristiana.